GRES PORCELLANATO: TUTTA QUESTIONE DI ENERGIA


Ceramic World Rewiew - Giugno-Luglio 2008


Che il gres porcellanato sia sinonimo di eccellenza produttiva è un dato di fatto riconosciuto a livello mondiale da operatori, architetti, designer e consumatori. Sono queste le produzioni che perdono meno delle altre nei mercati in crisi e per queste si realizzano i maggiori investimenti industriali nei cinque continenti. Tra le aree più vitali si segnalano il Sud-est asiatico, il Medio Oriente e in Europa, Polonia e Russia. Permangono però ancora i forti squilibri tra i paesi manifatturieri  relativamente alla sua produzione. L’Italia rimane sola in fuga con il 70% del suo output nazionale realizzato in gres porcellanato seguita a grande distanza dagli altri grandi produttori come Cina, Spagna (oltre il 20% su un totale di 585 milioni di mq), India (13% su 340 milioni di mq), Brasile (5% su 637,1 milioni di mq), che scontano il gap tecnologico dei primi anni con l’Italia e la conseguente penetrazione del made in Italy  nelle fasce di mercato nella quale il gres porcellanato inevitabilmente si colloca (eccezion fatta per le grandi quantità di levigato realizzato in Cina), oltre alla supremazia comunicativa dell’industria italiana che, per prima, è riuscita a cavalcare il fattore moda per un prodotto ceramico. I nuovi scenari macro –economici mondiali stanno determinando un mutamento anche in questi equilibri. I costi energetici, sernpre più impattanti per l’industria ceramica, riducono giorno dopo giorno le risorse tecnologiche e creative necessarie all’ideazione di prodotti dall’elevato valore aggiunto. “Il differenziale non stà più nella qualità ma nell’energia” ha ricordato alla nostra rivista Ivanno Ligabue, titolare della LB di Fiorano Modenese e tra i maggiori esperti al mondo di gres porcellanato. “Le tecnologie oggi disponibili consentono infatti di ottenere la stessa qualità di prodotto a tutte le latitudini ma, se un ceramista russo, solo per fare un esempio, ha una bolletta energetica dieci volte minore rispetto a quella di un imprenditore italiano, potrà investire i maggiori capitali a disposizione nella ricerca estetica e, magari con la consulenza di uno studio italiano, arriverà ad eguagliare il design dei prodotti  italiani”. L’energia creativa rimarrà pertanto l’altra grande discriminante tra i produttori mondiali. “D’altronde è  l’incredibile vitralità creativa propria degli italiani ad aver costruito il successo  del gres porcellanato, trasferendo nella sua variante smaltata forme estetiche inedite diglie dei decenni di gradiche realizzate per le piastrelle in monocottura” – continua Ligabue. Il futuro di questa tipologia partirà comunque dall’elevato livello tecnologico raggiunto in questi primi trent’anni e dalle attese che crea nei buyer in termini di caratteristiche tecniche (assorbimento, antigelività, sporcabilità ecc..) ed estetiche, per cercare di superarle. La ricerca dovrebbe pertanto concentrarsi particolarmente nell’area del risparmio energetico e dell’eco-sostenibilità. “La necessità aguzza l’ingegno” – osserva Ligabue. “Ad esempio, le materie prime, tra gli elementi identificativi di questa tipologia, a causa dei loro prezzi in continua crescita sono tra le cause di ridimensionamento di reddito per i produttori” – prosegue Ligabue. “Per questo i fornitori di macchine e tecnologia devono concentrare i loro sforzi anche in questo ambito. In LB, in particolare, stiamo investigando una transformazione e riqualificazione delle materie prime fino ad oggi utilizzate che possano riportare positivo il gap tra costi e ricavi”.  Un’altra strada sempre più diffusa – specie fuori dall’Italia – è poi quella della macinazione a secco. “Le tecnologie attualmente disponibili  hanno infatti  raggiunto un livello di affidabilità tale da assicurare un comportamento in uscita forno confrontabile e paragonabile alla via umida garantendo caratteristiche di prodotto conformi alle normative in uso “ – chiosa Ligabue.

 

La produzione di gres porcellanato in Italia

 

Nel 2007 in Italia erano attivi 320 forni dedicati al gres porcellanatodi cui 211 per la versione smaltata e 109 per quella tecnica, su un totale di 641. Il gres porcellanato rimane la tipologia principale per l’industria italiana con 390,7 milioni mq  prodotti, il 69,8% del totale, in crescita del 2% sul 2006. In particolare il gres porcellanato smaltato si confema, in linea con dato 2006, il prodotto che registra i maggiori volumi, 255,4 milioni di mq, e pari al 45,7% del totale . In  significativa ripresa anche i volumi di gres porcellanato non smaltato (+6%) che raggiungono i 135,4 milioni di mq , pari al 24,2% del totale. Da segnalare come anche nella produzione estera di matrice italiana il gres porcellanato faccia la parte del leone. Sebbene la sola monocottura rappresenti  il 32,8% del totale con 38,2 milioni di mq, il gres porcellanato raggiunge il 46,5% con 54,1milioni di mq  prodotti nel 2007. Di questi, 35,6 milioni nella versione smaltata, 18,5 in quella non smaltata.

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